Si fa un gran parlare di Hollywood, della sua attuale crisi di idee e carenza di talenti. E’ un mugghiare continuo e sostenuto e, a dirla tutta, neppure completamente immotivato. Se però ci allontanassimo un attimo da quella visione che vuole i tempi odierni sempre e irrimediabilmente peggiori di quelli passati, scopriremmo che gli autori illuminati e le isole felici esistono ancora. Gente capace, pur lavorando all’interno del sistema, di realizzare opere personalissime, fantasiose, pulsanti e soprattutto con qualcosa di interessante da dire. Non vorrei peccare di scarsa fantasia citando per l’ennesima volta il nome di Peter Jackson.
Jackson, il grande outsider, l’autore visionario che in un momento essenziale della propria carriera (fino a quel momento contrassegnata da film indipendenti a basso budget) decide di flirtare con la Mecca del cinema e regalarci, dopo il banco di prova rappresentato dal delizioso “Sospesi nel tempo”, una delle più imponenti ed emozionanti esperienze cinematografiche che la storia della settima arte ricordi: la trilogia de “Il Signore degli Anelli”. Continue reading

