Di fronte ad un’opera del genere non posso che restare ammirato e stupefatto. Ogni sequenza è una dimostrazione di maestria registica e il grado di meraviglia visiva è costantemente altissimo (superbo il lavoro scenografico e fotografico, che trasfigura la Parigi del 1931 e l’interno della stazione centrale in luoghi ammantati di atmosfere cangianti, in un barocco sogno irreale e fantastico).
Lo sguardo viene investito da una marea di dettagli bellissimi e minuziosi che abbattono la barriera dello schermo e scandiscono la mirabolante profondità di un 3D mai così espressivo ed accurato. Vi cito solo un dettaglio, così da farvi capire l’attenzione quasi ossessiva che Scorsese ha investito per sfruttare al meglio la tecnica stereoscopica: sovente ogni personaggio viene incorniciato da una linea sottile di luce riflessa, che ritaglia le figure in un modo meraviglioso e le fa spiccare dallo sfondo. Non solo un accorgimento dell’illuminazione che ha lo scopo di aumentare l’illusione della profondità ma anche dimostrazione eloquente di quanto il 3D, affinché si dimostri vincente, sia subalterno ad un approccio studiato dei metodi cinematografici tradizionali (e mi riferisco anche alla disposizione puntuale ed armoniosa degli oggetti e dei corpi nello spazio). Certo, son cose che in teoria si sapevano già, ma in pratica ci voleva un maestro della Settima Arte, profondo conoscitore di poetica e tecnica, per spostare l’asticella più in alto e mostrarci nuove potenzialità di questa tecnologia contemporanea (o meglio, evolutasi in tempi contemporanei). Continue reading





