HUGO CABRET (2011)

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Di fronte ad un’opera del genere non posso che restare ammirato e stupefatto. Ogni sequenza è una dimostrazione di maestria registica e il grado di meraviglia visiva è costantemente altissimo (superbo il lavoro scenografico e fotografico, che trasfigura la Parigi del 1931 e l’interno della stazione centrale in luoghi ammantati di atmosfere cangianti, in un barocco sogno irreale e fantastico).

Lo sguardo viene investito da una marea di dettagli bellissimi e minuziosi che abbattono la barriera dello schermo e scandiscono la mirabolante profondità di un 3D mai così espressivo ed accurato. Vi cito solo un dettaglio, così da farvi capire l’attenzione quasi ossessiva che Scorsese ha investito per sfruttare al meglio la tecnica stereoscopica: sovente ogni personaggio viene incorniciato da una linea sottile di luce riflessa, che ritaglia le figure in un modo meraviglioso e le fa spiccare dallo sfondo. Non solo un accorgimento dell’illuminazione che ha lo scopo di aumentare l’illusione della profondità ma anche dimostrazione eloquente di quanto il 3D, affinché si dimostri vincente, sia subalterno ad un approccio studiato dei metodi cinematografici tradizionali (e mi riferisco anche alla disposizione puntuale ed armoniosa degli oggetti e dei corpi nello spazio). Certo, son cose che in teoria si sapevano già, ma in pratica ci voleva un maestro della Settima Arte, profondo conoscitore di poetica e tecnica, per spostare l’asticella più in alto e mostrarci nuove potenzialità di questa tecnologia contemporanea (o meglio, evolutasi in tempi contemporanei). Continue reading

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IL SOTTILE FASCINO DEL PECCATO (2008)

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La giovane e audace scrittrice Giada Gardini torna nel suo paese natio in occasione dei funerali della madre, Sara, morta suicida. Tra le turbolenze dei suoi scontri col padre, con cui ha chiuso ogni rapporto da anni e le ambiguità di Rachele, avvenente direttrice dell’albergo di proprietà della famiglia Gardini, Giada cerca di capire cosa abbia spinto sua madre (diventata adepta di una setta e vittima di manie di persecuzione) al suicidio. Una serie di colpi di scena portano a scoperte sconcertanti e contraddittorie, Giada dovrà affrontare il mondo del paranormale e cercare di non farsi coinvolgere.

Esistono film che vanno oltre le scarsissime produzioni a basso budget, esistono film che vanno oltre il poco curato prodotto televisivo, esistono film che vanno oltre l’opera semi-amatoriale di genere e approdano pietosamente nell’amatoriale puro, peggio, nell’amatoriale dell’amatoriale, ovvero nella più infima concezione di tecnica e linguaggio cinematografico che si possa mai pensare. Non siamo più dalle parti di un certo tipo di brutto più o meno accettabile, per commentare questo film dobbiamo riorganizzare le nostre convinzioni, i nostri metri di giudizio e i mezzi che ci permettono di giudicare, con questo tipo di film “si va nella città dolente e nell’eterno dolore” e ci inoltriamo con indicibile spavento in troppo poco esplorati sottoboschi dello sgradevole. Continue reading

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SPEED RACER (2008)

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Ispirato ad una nota serie animate giapponese, il film racconta delle avventure di Speed e della sua incredibile automobile, la Mach 5. Il sogno del ragazzo è diventare un grande campione delle corse automobilistiche, senza rinunciare all’appoggio della sua famiglia.

Dunque, se questo film è rivoluzionario e innovativo, io sono Hugh Hefner…Innovazione tecniche, perdonatemi, non ce ne sono. Magari l’uso dei colori è interessante (il film è un’orgia cromatica) e da questo punto di vista c’è stato un grande lavoro, pregevole e raffinato. Il problema è che gli ambienti sono palesemente finti, hanno una consistenza terribilmente digitale, da videogioco, e gli attori sovente manco ci sono ben integrati. Il passaggio da una scena a l’altra segue una trovata alla lunga fin troppo ripetitiva, e perfino, anche questa, già usata. Non è la prima volta che la vedo, questo è poco ma sicuro. Continue reading

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I SOLITI IDIOTI (2011)

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AVVISO PER I GENTILI LETTORI..QUESTO ARTICOLO NON E’ UNA VERA E PROPRIA RECENSIONE MA UNO SFOGO ACCORATO.

I soliti idioti entra ufficialmente nella mia personale classifica dei film più brutti e vergognosi di sempre (e di merda ne ho vista tanta eh! Pile di cagate di balenottera azzurra da me selezionate con indefesso masochismo) . Non fa MAI, e dico MAI, ridere e quei due sono dei miracolati da guinness dei primati (nel senso di mammiferi superiori con quattro estremità prensili). Doppiamente colpevoli perchè illusi di aver creato chissà quale pungente e arguta satira di costume. Mandelli e Biggio avete fatto un film che fa schifo, i vostri personaggi fanno pietà, non sapete recitare, meno che mai in ruoli brillanti, il vostro umorismo ha la forza comica del reattore di Chernobil durante il 26 aprile 1986. Scendo al vostro livello e aggiungo, continuando a non far ridere come voi, che fate così schifo che se un maiale vi mangia la testa poi si lecca il culo per rifarsi la bocca. Continue reading

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L.A. Underground (2005)

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La DEA di Los Angeles, in modo altamente logico, seleziona un gruppo di cadetti giovani e belli della polizia per formare un gruppo anti-droga sotto copertura. Obbiettivo: sventare i piani di due bande rivali che si contengono il narcotraffico locale. Quando il leader di questo gruppo di fessi viene ucciso, gli altri capiranno che qualcuno sta facendo il doppio gioco. Non che sia un problema, vista la lussuosa villa a Venice Beach che gli hanno assegnato, una serie di auto sportive e tutto il tempo che pare abbiano a disposizione per le loro storielle personali e le loro ridicole paturnie.

Alcuni film saranno anche brutti, ma a volte l’umorismo involontario aiuta a sopportarli fino ai titoli di coda. Sei consapevole di aver visto una ciofeca ma almeno i tanti sghignazzi ti hann fatto passare un po’ di tempo in allegria. Beh, non è questo il caso. Continue reading

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Le Avventure di Tintin – Il Segreto dell’Unicorno (2011)

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Adesso possiamo dirlo con sicurezza: “Le Avventure di Tintin – Il Segreto dell’Unicorno” di Steven Spielberg è la miglior trasposizione del personaggio di Hergé che potessero realizzare. Senza ombra di dubbio.

E chi conosce il fumetto, semplicemente, non può che convenire.

La fedeltà rispetto al materiale originale è assoluta e il modo in cui hanno shakerato “Il Granchio d’Oro” e “Il Segreto del Liocorno” è preciso e ingegnoso (menzione d’onore ai tre sceneggiatori, due dei quali – Edgar Wright e Steven Moffat – sono delle garanzie, mentre di Joe Cornish conosco poco e almeno il suo “Attack the Block”, così tanto scampanato, non mi ha detto proprio niente).

E’ rimasto intatto lo spirito delle storie di Hergé, dove ad emergere di prepotenza è il senso dell’avventura, dei misteri da svelare con ritmo forsennato, in cui i personaggi sono sempre in movimento e presi in un’azione particolare. Continue reading

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